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Mascherine in Farmacia: cosa fare?

Domenica scorsa il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte annunciava a tutti gli italiani che “Visto che con le mascherine dovremo convivere nella fase 2 il Prezzo verrà calmierato e in particolare fisseremo il prezzo a 50 centesimi per quelle chirurgiche. Stiamo pensando inoltre di eliminare l’iva “. Ad oggi non risulta ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale ilpreannunciato DPCM relativo a tale iniziativa.
Risulta invece già pubblicato con Gazzetta Ufficiale n. 108 del 27 aprile c.a. l’ordinanza n.11 del 26 aprile u.s. con la quale il commissario straordinario per l’emergenza, dr. Domenico Arcuri specificava che il prezzo massimo di vendita delle mascherinemodello uni-en 14683 tipo I, II e IIR è fissato in 50 centesimi iva esclusa per la necessità di assicurare la massima diffusione dei dispositivi di protezione individuale, anche in ragione del prevedibile aumento della domanda di mascherine chirurgiche conseguente al prossimo avvio della così detta fase 2 e, quindi, per evitare il prevedibile rischio di un aumento dei prezzi delle stesse.
Inevitabili i molteplici dissensi all’iniziativa governativa che, pur condivisibile nella finalità di calmierare i prezzi di un bene necessario ma scarso sul mercato, sembra però adottata con modalità a dir poco grossolane.
In particolar modo emerge la mancanza di preventiva istruttoria governativa sul costo di approvvigionamento del prodotto sul mercato al fine di garantire al rivenditore e, quindi, a forse il 99% delle farmacie che diligentemente ha già investito nelle scorte, quantomeno il recupero del “reale”costo di acquisto del dispositivo di protezione che è di gran lunga superiore rispetto all’ “astratto” prezzo di vendita di 50 centesimi imposto d’autorità.
Altrettanto insufficiente e confuso resta, inoltre, proprio quel tetto massimo imposto dei 50 centesimi.
Senz’altro accadrà che il cliente che entra in farmacia pretenderà, fin da subito, di acquistare le mascherine al pubblicizzato prezzo di 50 centesimi.
Difficile spiegare che, anzitutto, la farmacia non può rivendere sotto costo la mascherina acquistata, prima dell’iniziativa del Governo e per la tutela pubblica,ad un prezzo superiore a quello imposto.
Ma sarà ancora più difficile spiegare chel’effettivo prezzo imposto non è di 50 centesimi bensì di 61 centesimi con l’aggiunta del calcolo iva trascurato dal governo nel pubblico annuncio.
Rimane che il cliente che ha fatto proprio il diritto di acquistare il prodotto a 50 centesimi, come garantito dalle autorità, non ne vuol sapere né di iva né di acquisti già effettuati a maggior prezzo.
Per di più, il dubbio che il farmacista possa essersene in precedenza approfittato di tale situazione si insinua facilmente e sarà impossibile convincere il cliente che il farmacista si è comportato onestamente come peraltro confermano i numerosi accessi della Guardia di Finanza.
Ciò detto resta da esaminare, in concreto, cosa prevede l’accordo del 27 u.s.tra il commissario per l’emergenza dr.Domenico Arcuri, Federfarma,Fofi e Assofarm in risposta alla forte e giusta reazione a tale grave confusione e ai conseguenti danni.
L’accordo prevede la informale disponibilità del commissario Arcuri acchè le Farmacie e i Farmacisti siano messi in condizioni di vendere mascherine chirurgiche al prezzo massimo di € 0,50 senza alcun danno economico per i farmacisti .
Prevede ancora l’accordo, ma sempre informalmente, che nel caso in cui le farmacie abbiano in carico mascherine acquistate ad un prezzo superiore a quello di vendita imposto – in pratica quasi tutte le farmacie – verrà garantito un ristoro e assicurate forniture aggiuntive, tali da riportare la spesa sostenuta per ogni singola mascherina al di sotto del prezzo massimo deciso dal Governo.
Purtroppo non incoraggia la recente posizione assunta nella conferenza stampa alla Protezione Civile del 28 aprile u.s. dal commissario straordinario Domenico Arcuri in risposta alle legittime critiche piovute da più parti, comprese Farmacie e Farmacisti.
Il Commissario, senza neppure sfiorare il problema creato a produttori e distributori, ha liquidato tutti con:”Da lunedì ci saranno 12 milioni di mascherine al giorno disponibili a 50 centesimi l’una”…..Lo Stato deve acquistare tutte le mascherine che trova. Ho fissato il prezzo massimo nell’interesse dei cittadini, non il prezzo massimo di acquisto .E’ economia di guerra? No, è senso civico. E’ per sempre? No, finché il mercato non sarà libero. E’ un danno per i vergognosi speculatori, lo rivendico . Non ci saranno più le mascherine nelle farmacie e nei supermercati? Certo, nessuna che costi più di 0,50 euro”. …Non corro dietro a polemiche, il mercato italiano non è pronto per fissare il prezzo giusto delle mascherine ……”
Di fronte a tanto, appare di certo e a dir poco irriguardoso non affrontare il problema creato e per di più confondere “ i vergognosi speculatori” – che sicuramente meritano di essere puniti – con la maggioranza di onesti rivenditori del dispositivo e, in particolare, con Farmacie e Farmacisti che continuano a svolgere il loro servizio nella gestione dell’epidemia con riconosciuto spirito di dovere, sacrificio e rischio e con sempre confermata, onestà.
In sostanza quindi, in assenza di immediati e concreti interventi di riequilibrio – al momento solo informalmente annunciati – la non poca confusione ingenerata dal provvedimento governativo costringerà inevitabilmente i titolari di farmacia e i farmacisti all’ ulteriore impegno di dover tutelare la propria immagine nei confronti del cliente e, nel contempo, di garantire il rientro del maggior capitale investito per acquisti precedenti all’imposizione del prezzo.
Fino a chiare e soprattutto – concrete – soluzioni governative a tutt’oggi solo annunciate, le farmacie si stanno muovendo in ordine sparso cercando di recuperare quanto meno i già sostenuti costi di approvvigionamento. Si è in una situazione di potenziale stallo senz’altro da evitare.
Sarà ad ogni modo prudente, anche al fine di eventuali necessarie azioni, approntare e conservare la documentazione amministrativa e fiscale, l’inventario al 27 u.s. dei dispositivi in giacenza, relative fatture di acquisto e documentazione amministrativa e fiscale relativa alla vendita del prodotto, per un auspicabile e giusto riconoscimento del diritto al rimborso del differenziale del prezzo.

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